Mahmud Ahmadinejad manda un segnale di apertura sul Medio Oriente ma rimprovera a Barack Obama di essere un maleducato: l’intervista alla tv Abc testimonia che fra i due presidenti è in corso una partita a scacchi che ha in palio l’equilibrio di forza, proprio come avveniva durante la Guerra Fredda fra i leader di Stati Uniti e Unione Sovietica.
L’offerta è nella apparente disponibilità ad accettare la soluzione dei due Stati in Medio Oriente «se i palestinesi lo faranno per primi», ponendo così le premesse teoriche per una minore ostilità verso l’esistenza di Israele, mentre il rimprovero è nel lamentarsi del fatto che «ho scritto al presidente Obama per complimentarsi dell’elezione ma non mi ha ancora risposto».
Il motivo dell’apertura ai «due Stati» – la formula con cui si intende la convivenza in pace e sicurezza fra Israele e il futuro Stato palestinese – sta nella necessità di mandare un segnale positivo alla Casa Bianca perché negli ultimi cinque giorni Obama ha alzato il tono con Teheran: prima ricordando a Capitol Hill la Shoah che Ahmadinejad nega e poi sottolineando che «l’interlocutore sul nucleare è il leader supremo Ali Khamenei», per far sapere agli iraniani che il peso politico del presidente è molto relativo.
Indebolito dalla crescente povertà degli iraniani, Ahmadinead ha bisogno di tenere aperto lo scenario del dialogo con gli Stati Uniti per convincere la maggioranza della popolazione – che ha meno di 30 anni, non ha vissuto la rivoluzione khomeinista e guarda Mtv – a rieleggerlo.
Fonte:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1237&ID_sezione=58&sezione=
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