Tenta di rubare i portafogli ai passeggeri di un autobus, ma viene fermato dagli stessi e fatto scendere direttamente davanti alla caserma dei carabinieri. È successo a Genova dove le porte di un autobus della linea 85 dell’Amt, per un borseggiatore bloccato venerdì sera dai passeggeri a bordo del mezzo, si sono aperte direttamente davanti alla compagnia carabinieri di Genova-San Martino, dove l’uomo, un serbo di 58 anni, è stato arrestato per furto aggravato. Secondo quanto ricostruito, dopo che i passeggeri hanno bloccato l’uomo, l’autista del mezzo ha tirato dritto lungo il percorso della linea urbana, senza fare fermate, per consegnare il malvivente fino alla caserma dei carabinieri. Nel frattempo, uno dei viaggiatori aveva dato anche l’allarme al 112 col cellulare, ed una pattuglia dei militari ha scortato l’autobus fino a destinazione.
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La prevenzione delle malattie cardiovascolari, la qualità della vita dei pazienti portatori di dispositivi come pacemaker o defibrillatori, l’impiego della telecardiologia per il controllo a distanza dei pazienti, ma soprattutto le innovazioni tecnologiche sia nella didattica, nell’ablazione e nei dispositivi per la terapia della resincronizzazione cardiaca (crt). A Nizza al sedicesimo Congresso internazionale di elettrofisiologia ed elettrostimolazione cardiaca (Cardiostim), questi temi sono stati al centro dell’attenzione degli oltre 5 mila elettrofisiologi (cardiologi esperti nella funzione elettrica del cuore). In agenda quest’anno anche due celebrazioni: il trentennale del congresso e i 50 anni di vita del pacemaker. Cosa permette al medico e al paziente l’avanzamento tecnologico in questo ambito? Utili indicazioni arrivano dal primo defibrillatore impiantabile completamente digitale, per la gestione automatica delle aritmie cardiache, in grado di offrire la terapia tecnologicamente più avanzata ai pazienti affetti da variazioni del ritmo cardiaco, insufficienza cardiaca, rischio di morte improvvisa. «defibrillatori impiantabili sono dispositivi salvavita che entrano in funzione non appena si verifica un’aritmia ventricolare, vero e proprio evento fatale ed improvviso, neutralizzandola con una scarica elettrica ed evitando così l’arresto cardiaco», spiega il professor Massimo Santini, direttore della cardiologia del San Filippo Neri di Roma. In Italia sono 246 mila le persone con gravi aritmie a rischio di morte cardiaca improvvisa che solo un defibrillatore impiantabile riesce a riconoscere e a trattare tempestivamente con successo.
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Da Fiorella Mannoia a Alex Britti, Max Gazzè, Riccardo Fogli. Da mercoledì 9 luglio a venerdì 29 agosto torna in riviera la tredicesima edizione del festival «Palco sul Mare». Si tratta di 17 appuntamenti di alto livello. La novità di quest’anno è che dalla riviera di levante, un paio di eventi si sposteranno sul lungomare di Arenzano con Barbini e Bergallo, martedì 19 agosto, e Enrico Ruggeri, domenica 24 agosto. Gli spettacoli sono tutti con ingresso gratuito. Ad inaugurare il cartellone sarà un concerto di grande fascino: il 9 luglio, alle 22, nella celebre piazzetta di Portofino, salirà sul palco Fiorella Mannoia che porta in riviera il suo tour «Canzoni nel Tempo». Per rendere accessibile il borgo sono stati allestiti servizi navetta con battelli. Martedì 15 luglio, sul lungomare di Rapallo, arriverà Alex Britti con il suo tour Unplugged, mentre venerdì 18 sarà la volta dei comici liguri Bottesini e Paci dalla trasmissione «Zelig Off». Le serate dedicate al teatro s’inizieranno a Bogliasco mercoledì 16 con la commedia «La forse vera storia di Cristoforo Colombo», che sarà rappresentata anche i mercoledì successivi 6 agosto a Sori e 27 agosto a Riva Trigoso. A Santa Margherita martedì 22 luglio si esibisce Max Gazzè e il 25 luglio la coppia di cabarettisti di «Zelig Circus» Paniate e Santonastaso. Sestri Levante, il 29 luglio sul palco sulla spiaggia dai Balin, accoglierà la blues woman statunitense Shakera S’Aida.
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da MilanoTesoro e Banca d’Italia si preparano a spostare l’asse di equilibrio su cui corrono i reciproci rapporti azionari tra il sistema del credito e il mondo dell’industria. Malgrado l’ordine dei lavori non sia stato ancora fissato, la decisione dovrebbe essere affrontata in una riunione del Cicr attesa, a meno di imprevisti, prima della pausa estiva. La materia è sfaccettata e ha ricadute su due ordini di problemi: da un lato la presenza dei capitani d’industria nel capitale delle banche, dall’altro la politica di investimento di queste ultime. La decisione del Tesoro di dipanare la matassa è stata anticipata dall’agenzia Radiocor e, secondo alcune ricostruzioni, il primo intervento avverrà «a valle». Eliminando quelle norme, oggi più stringenti in Italia di quanto non accada nel resto d’Europa, che vietano alle banche di esporsi verso una singola società oltre un certo peso sul patrimonio di vigilanza (15%). Era accaduto per esempio a Mediobanca che, qualche anno fa, aveva dovuto ridimensionare la propria quota nella Ferrari, poi completamente dismessa. Un cambiamento molto atteso dalle banche perché dovrebbe assicurare maggiori margini di manovra anche sul fronte del private equity. Resta inoltre da capire come cambierà, seppur sul lungo termine, il mondo azionario a monte delle banche, e quindi le regole che oggi vietano a un socio «industriale» di accumulare ingenti pacchetti di un singolo istituto di credito per evitare possibili conflitti di interesse.
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Sono le formiche. Lavorano sodo, non a caso il deus ex machina è il meticoloso Enrico Letta, in barba alle cicale veltroniane. Fra gli obiettivi, superare «quota 12»: da 12 anni sempre 12 milioni di voti, che in corsa ci fossero Pds e Popolari, Ds e Dl, Ulivo o Pd. C’era bisogno di una corrente? Dice Letta di sì: «Sono contrario a irrigidire il partito, voglio un Pd fluido, non liquido». Chiaro, no?
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da Bogotà«Ci vuole una grande spiritualità per non scivolare nell’abisso». In alcune interviste concesse prima della sua partenza per Parigi Ingrid Betancourt ha riferito ulteriori particolari del calvario durato oltre sei anni. L’ex ostaggio ha ammesso di aver pensato al suicidio a causa delle «torture, vessazioni ed umiliazioni» subite durante la prigionia nelle mani delle Farc: «La morte è il più fedele compagno di un ostaggio. Noi vivevamo con la morte… e la tentazione ci accompagnava sempre» . L’ex candidata alla presidenza colombiana ha detto che, nel corso della lunga prigionia, ha passato tre anni «con le catene addosso, 24 ore su 24» ed è stata trattata «come un cane». «Ci sono stati momenti di grande crisi, di grande durezza, di vere e proprie sevizie». La dimensione spirituale della sua esperienza sembra aver accompagnato Betancourt lungo tutta la prigionia, spingendola a pregare regolarmente. Nel raccontare la sua ultima giornata da ostaggio, l’ex senatrice ha ricordato come la prima cosa che ha fatto, dopo essersi svegliata alle quattro del mattino, è stato recitare il rosario. L’ex ostaggio, ha moltiplicato le dichiarazioni sulla fede nelle ore successive alla sua liberazione. Al polso portava un rosario di fabbricazione artigianale, con il quale pregava nella giungla. Fra le cose peggiori per Ingrid c’erano le marce forzate e la mancanza di medicine: «è terribile dover marciare per ore, con i vestiti umidi, permanentemente maltrattati, nel buio totale e quasi sempre sotto la pioggia», ha raccontato, aggiungendo che «mi sono ammalata di cose semplici, che si risolvono con trattamenti facili -diarree, vomiti, ulcere- ma la guerriglia mi proibiva ogni assistenza, e questo ha fatto sì che in vari momenti mi sono resa conto di essere in condizioni gravi», ha sottolineato Betancourt, prima di ringraziare nuovamente uno dei suoi compagni di sventura, William Perez.
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Crotone – Nella Chiesa c’è anche chi invita a non drammatizzare sulla vicenda delle impronte digitali che il Governo vuole prendere ai bambini rom. Come si ricorderà, nei giorni scorsi il settimanale dei Paolini Famiglia Cristiana, che ha inaugurato una stagione di nuovo protagonismo con i suoi editoriali politici, aveva criticato duramente l’intenzione del Governo di procedere con l’identificazione anche attraverso le impronte digitali dei piccoli rom presenti in Italia. Perplessità erano state espresse pure dalla fondazione Migrantes della Cei. Ora l’arcivescovo di Crotone, Domenico Graziani, alla guida di una Diocesi fortemente interessata dal fenomeno immigrazione, prende le distanze dal settimanale cattolico. Lo fa con un’intervista concessa a Vaticanspy, una nuova rubrica del sito dell’associazione cattolica «Milizia di San Michele Arcangelo».
«In linea teorica, ma solo teorica – spiega l’arcivescovo Famiglia Cristiana parla bene. Ma che ne sanno loro? Nel loro servizio partono dal classico buonismo cattolico autolesionista che alla fine premia giochi o interessi criminali molto più forti e presenti. Il parlare chiaro mi impone di dire – aggiunge il prelato – che da tempo la sinistra cavalca la tigre dell’immigrazione clandestina come strumento di lotta politica e non è giusto speculare su drammi tanto forti e penosi».
Alla domanda se sia d’accordo con l’iniziativa dell’identificazione a mezzo delle impronte digitali, monsignor Graziani risponde: «Nel concreto, sono favorevole.
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da RomaSembrano passati anni luce dai tempi di Fassino e D’Alema alle prese con le intercettazioni del caso Unipol e le richieste di utilizzo del Gip (oggi «riabilitato») Clementina Forleo. Invece era appena undici mesi fa quando, la Quercia, compatta, fece quadrato contro la pubblicazione indiscriminata delle conversazioni registrate. E, insieme, sulla necessità di riformare un sistema non più in grado di garantire il loro corretto impiego. Non aveva sorpreso più di tanto la posizione dell’allora Guardasigilli Clemente Mastella («non vogliamo che le intercettazioni alterino il piano della democrazia nel nostro Paese. Alterazioni che possono avvenire manipolando le notizie») mentre ben più forti erano state le posizione all’interno del Botteghino. Linea ben espressa dall’avvocato e senatore Calvi, che, condannando «il circo mediatico che travolge il nostro sistema di garanzie», definiva «intempestiva» le richieste del Gip Forleo chiedendo di «fermare questo scempio». Poco prima Nicola Latorre, braccio destro dalemiano, fiducioso si era lanciato (sbagliando) in un avventuroso pronostico sulle intercettazioni: «Non solo non saranno rese pubbliche, ma non essendo penalmente rilevanti non ci sarà motivo di conoscerle». Sappiamo tutti come è andata. Non ottimistiche ma condivisibili le parole dello stesso Massimo D’Alema che, verso la fine di luglio, si sfogava dicendo: «Non si può crocifiggere in questo modo un cittadino formulando un giudizio che pare già una sentenza».
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«Ora dovete sopportarmi». Non lo ricorda esattamente, Ingrid Betancourt, ma le sembra che siano queste le prime parole che ieri, alle 15 ora italiana, ha detto ai figli quando li ha finalmente riabbracciati. Ma è difficile pensare che per loro sia un sopportare. Quando la loro mamma è stata rapita, sei anni fa, Mélanie e Lorenzo avevano 14 e 11 anni ed erano poco più che bambini. Ieri, finalmente, l’hanno stretta di nuovo all’aeroporto di Bogotà e nessuno può immaginare quanto sia stato bello per loro vedersela correre incontro direttamente sul portellone dell’Airbus che li ha portati in Colombia.«Non ho voluto nemmeno farli scendere. Per me – ha detto Ingrid Betancourt nel suo primo giorno di libertà – stringere e baciare di nuovo i miei figli è stato come essere in Paradiso, e ringrazio Dio per questo». Una felicità da condividere con tutto il mondo, grazie alle immagini delle televisioni e alle parole di una donna che, prima di essere un simbolo, è una madre. «Prima di essere rapita – ha confidato in mondovisione l’ex candidata alla presidenza colombiana – abbracciavo mio figlio e lo portavo a dormire con me. Ora l’ho riabbracciato, ma per dormire di nuovo con lui dovrò sperare che la sua fidanzata non sia gelosa». Quanto a lui, non si preoccupa: «L’ho già avvisato – ha sorriso -. Gli ho detto: “Ho intenzione di stare appiccicata a te e a tua sorella come il chewing gum”.
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